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La fascite plantare è un’infiammazione della fascia plantare, detta anche aponeurosi plantare o legamento arcuato: si tratta di una robusta fascia fibrosa che collega la zona mediale del calcagno con la radice delle dita del piede.

Tale legamento è importante nella trasmissione delle forze del tricipite surale alle dita. Le sue caratteristiche visco-elastiche consentono di trasmettere l’energia derivante dall’esecuzione dei passi o dei salti, fornendo una spinta propulsiva.

La fascite plantare è la prima causa di dolore al tallone ed è una delle patologie di più frequente riscontro negli studi di Fisiatri e Ortopedici. Circa il 10% delle persone ne sono colpite  durante il corso della loro vita.

Quando, nel corso del ciclo del cammino, il piede si eleva sulle punte, col tallone sollevato dal suolo, la fascia plantare si distende: è facile intuire come continui movimenti che creino eccessive sollecitazioni a questo livello possano determinare una infiammazione della fascia. Nel mondo sportivo questa patologia è particolarmente frequente nel running, calcio, basket, rugby, danza, atletica leggera, ovvero in quegli sport che comportano spinte e salti che vanno a determinare un sovraccarico funzionale della fascia plantare.

 

Fascite plantare distale e prossimale

Centro Fisioterapico Aurelio fascite plantare

L’infiammazione e dolore possono localizzarsi a livello del calcagno, e in questo caso la patologia prende il nome di fascite plantare prossimale, oppure, più anteriormente, a livello del mediopiede, e in questo caso si parla di fascite plantare distale. In genere il dolore insorge

a livello del calcagno e, in assenza di trattamento, può estendersi prossimalmente migrando lungo l’avampiede fino a interessare tutta la pianta del piede, col risparmio delle sole falangi distali.

 

Cause 

Molteplici cause in genere contribuiscono all’insorgenza della fascite plantare.

particolari conformazioni anatomiche del piede: piede piatto o piede cavo.

Avere un piede piatto o cavo altera l’equilibrio delle forze fisiologiche che agiscono durante il cammino. Questo può accentuare le sollecitazioni sull’aponeurosi plantare.

Centro Fisioterapico Aurelio fascite plantare

  •  calzature inadeguate : indossare scarpe troppo larghe o troppo strette; eccessivamente morbide o rigide;
  •  sovrappeso e obesità : statisticamente le persone in sovrappeso o obese sono più soggette perché il piede deve sostenere l’intero corpo e questo aumenta le sollecitazioni sulla fascia plantare. Ad aumentare ancora di più i rischi è l’aumento di peso in breve tempo. Anche le donne in gravidanza sono soggette a questa patologia.
  •  sesso : statisticamente essere donna comporta un rischio maggiore; durante la gravidanza è più frequente sperimentare episodi di dolore acuto;
  •  attività fisica troppo intensa, sproporzionata o eccessiva rispetto al carico di allenamento abituale: una categoria a rischio sono gli sportivi che percorrono lunghe distanze di corsa o svolgono movimenti che sollecitano molto la fascia plantare come salti o scatti. Anche chi svolge lavori molto attivi o che prevedono di rimanere a lungo in piedi possono essere colpiti da questo disturbo.
  •  ipostenia (debolezza) dei muscoli della gamba : se i muscoli lavorano poco e male, il legamento arcuato sarà maggiormente sollecitato.

La fascia si allunga tutte le volte che ci solleviamo sulle punte e questo stiramento è tanto maggiore quanto il movimento è vigoroso. Più velocemente avviene lo stiramento e più è probabile che avvengano lesioni rappresentate da micro- rotture di alcune fibre che formano la fascia. Queste lesioni solitamente sono impercettibili e per nulla gravi ma necessitano di tempi piuttosto lunghi per essere riparate ma a lungo andare la ripetizione delle sollecitazioni porterà alla degenerazione del legamento e all’infiammazione.

La situazione che si verifica invece durante il riposo è l’opposta, i piedi sono rilassati e quindi il legamento arcuato si accorcia. Nel momento in cui si prova a camminare, il tessuto fibroso tende a rimanere contratto e per questo si prova dolore. Con il passare del tempo il movimento ne stimola l’allungamento favorendo così la regressione del dolore.

 

Sintomi

Il sintomo principale è il dolore alla pianta del piede, principalmente localizzato nella parte interna del tallone ma che può estendersi alla parte centrale del piede e all’avampiede fino a interessare l’intera pianta del piede a esclusione delle falangi distali.

Spesso il dolore si presenta in modo più severo al mattino, appena scesi dal letto oppure dopo lunghe pause in cui si resta immobili e tende a ridursi o persino scomparire a una dolce e progressiva mobilizzazione per poi ricomparire dopo uno sforzo, che può essere rappresentato da una corsa, lunghe passeggiate o semplicemente al termine della giornata.
Può manifestarsi come una “fitta”, molto intensa e di breve durata, oppure di più lieve entità ma più prolungata nel tempo.

Bisogna sottolineare che questo dolore, se trascurato, tenderà a trascinarsi nel tempo; è , dunque, importante diagnosticare e trattare tempestivamente questa patologia.

Se nel corso della fascite la fascia plantare continua ad essere stressata, questa puòarrivare alle micro-lesioni e poi addirittura a rompersi.
Tipici segni e sintomi della rottura della fascia plantare includono un clic o un rumoredi schiocco, un significativo gonfiore e un dolore acuto localizzato alla pianta del piede.

 

Diagnosi

Gli specialisti cui rivolgersi sono in primis il Fisiatra e l’Ortopedico. Nella maggior parte dei casi sono sufficienti una adeguata raccolta anamnestica e un attento esame clinico. Il medico dovrà escludere tutte le altre cause di dolore al tallone e, nei casi dubbi, potrà richiedere l’esecuzione di esami strumentali quali una Radiografia del piede, una TC o una Risonanza Magnetica.

Per la diagnosi di fascite plantare il medico valuterà:

  • eventuale presenza di edema, eritema, tumefazione
  • articolarità
  • tono, trofismo e forza muscolare
  • riflessi osteotendinei
  • sensibilità tattile

 

Terapia e cure

La maggior parte dei casi di è responsiva al trattamento conservativo. I principali rimedi per la fascite plantare a nostra disposizione sono:

  • riposo: evitare per qualche settimana le lunghe camminate, il rimanere a lungo in piedi e gli allenamenti intensi. Questo ridurrà l’infiammazione locale.
  • applicazione di ghiaccio locale: utile durante i periodi di riacutizzazione. Va applicato 3 o 4 volte al giorno per 10 minuti.
  • farmaci anti-infiammatori e anti-dolorifici: sia da assumere per via orale che da applicare localmente. Agiscono sulla causa, l’infiammazione!
  • ciclo di onde d’urto: questa terapia fisica è particolarmente indicata ed efficace. Sono necessarie in genere 3 sedute e l’effetto è apprezzabile al termine del ciclo. Il meccanismo d’azione è legato allo stimolo trofico sulla formazione di nuovi capillari sanguigni, in grado di eliminare le scorie nocive responsabili del processo infiammatorio.
  • altre terapie fisiche: sono efficaci anche ultrasuoni, ionoforesi, fonoforesi e massaggi.
  • esecuzione di esercizi di stretching: questo aiuta a distendere i tessuti adiacenti la regione infiammata,a ridurre il dolore e velocizzare i processi di guarigione.
  • indossare calzature adeguate ed eventualmente plantari: queste  riducono lo stress sulla fascia plantare, promuovono il processo di guarigione e minimizzano le probabilità riacutizzazioni della patologia.

Se le terapie conservative non hanno avuto successo, la patologia  può essere trattata chirurgicamente.

 

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La tendinite della zampa d’oca è un’infiammazione di tre tendini situati nella parte interna e posteriore del ginocchio: tendine del muscolo  sartorio, semitendinoso e gracile. Questi tendini stabilizzano l’articolazione, flettono la gamba e la intraruotano. Sotto i tendini della zampa d’oca si trova una borsa sinoviale.

È una delle più frequenti sindromi dolorose dei tessuti molli che colpiscono il ginocchio. Soprattutto negli sportivi che praticano la corsa, il ciclismo e lo step . È più comune nelle donne, negli obesi, nei pazienti affetti da valgismo del ginocchio e nei pazienti con diabete di tipo 2. La borsite cronica è comune nei pazienti con artrite reumatoide o malattia degenerativa delle articolazioni.

I sintomi classici sono il dolore e il bruciore nella zona bassa e interna del ginocchio, dove i tendini si inseriscono sulla tibia. Quando il disturbo comprende anche la borsa si parla di borsite e la zona appare edematosa. Il dolore è avvertito anche in condizioni di riposo, talvolta anche nel corso della notte, salendo o scendendo le scale oppure camminando su superfici piane.

Traumi ripetuti ed eccessivi stress in valgo o in rotazione del ginocchio o una contusione diretta possono causare borsiti e tendiniti dovute all’attrito dei tendini sulla borsa.

Per ridurre il dolore è necessario il riposo, come per tutte le tendiniti, e può essere di aiuto l’applicazione del ghiaccio. La fisioterapia, volta a togliere il dolore e a ridurre l’infiammazione, prevede la tecarterapia, il laser e, una volta terminata la fase acuta, si può iniziare lo stretching dei muscoli degli arti inferiori per evitare recidive. In alcuni casi si può ricorrere anche alla somministrazione di farmaci antinfiammatori non steroidei e/o alle iniezioni di corticosteroidi.

Maria Mercuri


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Presso il nostro centro infiltrazioni con CELLULAR MATRIX (Acido Ialuronico + A-PRP).

Il Dottor Francesco Pezzillo (Ortopedico), insieme alla sua equipe, impiega questa tecnica innovativa (Cellular Matrix) che ha l’obiettivo di risolvere o migliorare significativamente in modo non invasivo, importanti patologie degenerative, come l’artrosi del ginocchio, dell’anca e della spalla ma anche condropatie delle stesse articolazioni.

Cellular Matrix  è un’innovazione rivoluzionaria in Medicina Ortopedica che combina due tipologie di trattamento in una sola per risultati ottimali. Il Plasma Ricco di Piastrine Autologo (A-PRP) fornisce una riserva di fattori di crescita autologhi, ed inoltre:

aumenta la produzione di Collagene
migliora l’elasticità , il tono e la consistenza dei tessuti
stimola la proliferazione e la differenziazione delle Cellule Staminali
attiva l’Angiogenesi
crea un effetto di volume

 

L’Acido ialuronico (AI) è la molecola maggiormente coinvolta nel mantenimento dell’idratazione dei tessuti, per la sua capacità  unica nel trattenere l’acqua:

  • viene utilizzata da oltre 25 anni in Medicina Ortopedica;
  • è il maggior componente della matrice extra-cellulare e copre un ruolo importante nella proliferazione e migrazione cellulare;
  • si lega all’acqua e crea volume;
  • stimola proliferazione e migrazione delle cellule.

 

Cellular Matrix è un dispositivo medico che permette la preparazione di una miscela di PRP (Plasma Ricco di Piastrine) e Acido Ialuronico che, una volta iniettato in un qualsiasi tessuto danneggiato, fornisce alle cellule autologhe una matrice tridimensionale che ha la capacità  di migliorare la proliferazione cellulare e aumentare i fattori di crescita.

Questo metodo cambia radicalmente l’approccio alla terapia della ricostruzione cellulare, soprattutto nell’ambito della medicina ortopedica.

Le infiltrazioni intrarticolari di Cellular Matrix contengono:

  • l’acido ialuronico che è un componente delle articolazioni sinoviali che migliora l’elasticità  e la resistenza del liquido sinoviale agli urti;
  • il plasma ricco di piastrine che contiene fattori di crescita (tra cui PDGF, TGF-ß, IGF, EGF, VEGF, FGF), che favoriscono e accelerano la guarigione dei tessuti duri e molli.

Quando entrambi HA e PRP sono iniettati nell’articolazione, il dolore si riduce grazie al miglioramento della lubrificazione dell’articolazione e dell’assorbimento degli urti.

 

Prenota la tua visita ortopedica presso il nostro centro e chiedi consiglio al Dottor Pezzillo per il tuo caso specifico.

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Il movimento: cosa fai per essere in forma?

L’organismo umano non è nato per l’inattività. Il movimento, e una regolare attività fisica, anche di moderata intensità, contribuisce a migliorare tutti gli aspetti della qualità della vita.

In particolare la forma, la struttura e la fisiologia dell’organismo suggeriscono che la locomozione a piedi sia quella più spontanea ed efficiente.
Diversamente è noto come la carenza di attività fisica, un livello insufficiente di attività motoria, nonché la sedentarietà, molte ore al giorno trascorse seduti, sia un problema che impatta fortemente e negativamente sulla salute.

La sedentarietà provoca una progressiva modifica delle caratteristiche strutturali del muscolo e dei tessuti molli nella perdita di elasticità, sostituzione adiposa delle fibre non utilizzate, disidratazione delle cartilagini con conseguente riduzione dei gradi di movimento. Anche l’osso in assenza di uno stimolo meccanico si impoverisce del contenuto minerale contribuendo a osteoporosi e fratture.

Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) l’attività fisica è qualsiasi movimento corporeo prodotto dai muscoli scheletrici che richieda un dispendio energetico. Gli adulti (18-64 anni) devono praticare per almeno 150 minuti alla settimana, attività aerobiche ad intensità moderata, oppure 75 minuti ad elevata intensità; vanno poi svolti specifici esercizi per rinforzare i principali gruppi muscolari almeno due volte a settimana.

Contrariamente a quanto si pensa, nella vita di tutti i giorni il camminare a passo tranquillo, guidare, svolgere lavoro d’ufficio, svolgere faccende domestiche, sono attività di lieve intensità che non raggiungono quella soglia di sforzo per il quale sono dimostrati effetti salutari.

L’esercizio fisico è definito per quantità, durata, intensità e frequenza e deve essere personalizzato sul singolo. Esempi di esercizio fisico sono i programmi personalizzati utilizzati nelle palestre o le tabelle di esercizi preparati dal fisioterapista a scopo riabilitativo o preventivo in caso di traumi o patologie croniche come diabete, obesità, patologie cardiovascolari, sindrome metaboliche per le quali l’esercizio è così importante da essere definito TERAPIA.

Questo perché l’esercizio fisico:

  • influisce sul controllo metabolico
  • incide sul controllo della glicemia
  • previene l’ipercolesterolemia
  • previene l’ipertensione
  • diminuisce lo sviluppo di malattie cardiache riducendo il rischio di morte prematura (in particolare quella causata da infarto)
  • previene e riduce l’osteoporosi e il rischio di fratture
  • previene disturbi muscolo-scheletrici come il mal di schiena
  • riduce i sintomi di ansia, stress e depressione
  • favorisce il benessere psicologico attraverso lo sviluppo dell’autostima, dell’autonomia, facilita la gestione dell’ansia e delle situazioni stressanti
  • riduce il rischio di obesità
  • irrobustisce l’osso grazie alle pressioni alle quali è sottoposto quest’ ultimo
  • favorisce la crescita armonica dell’intero rachide
  • permette di sfruttare tutti i gradi di movimento delle varie articolazioni prevenendo patologie dolorose
  • rinforza le capsule articolari soggette a traumi e lussazioni

È importante dunque intraprendere un’attività fisica per la nostra salute o per recuperare al meglio dopo un’infortunio seguiti sempre da un professionista del settore.

Gabriele Simeone


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Il drenaggio linfatico (o linfodrenaggio) è un massaggio manuale utilizzato fin dall’antichitá per risolvere i problemi dovuti ad edemi da stasi.

La sua azione drenante, o antiedematosa, favorisce la circolazione linfatica accelerando i processi di filtraggio e riassorbimento dei liquidi che ristagnano nell’interstizio.
La rimozione della linfa permette di portare via non solo acqua ma le proteine plasmatiche e le scorie (virus e batteri) in essa contenuti, convogliandola verso i linfonodi dove viene depurata. Tale processo favorisce l’arrivo di nuova linfa, carica di ossigeno e sostanze nutritive, ai tessuti.
Sostanze indispensabili per la rigenerazione cellulare, il potenziamento delle difese immunitarie e il miglioramento delle condizioni estetiche. Il linfodrenaggio favorisce tutte queste condizioni.

Per i suoi molteplici effetti, il linfodrenaggio manuale, trova applicazione sia nel campo della medicina estetica (trattamento della cellulite), sia nel trattamento di svariate patologie edemigene dovute al decorso post operatorio, post traumatici, post flogistici ( batteri,virus) da disuso (anziani, allettamento, osteoartropatici), gravidanza, radioterapia, etc. È opera del personale medico qualificato occuparsi di queste problematiche e la conoscenza della sua anatomia è un elemento fondamentale per garantire un esito favorevole al trattamento manuale.

Partiamo quindi dall’inizio. Com’é composto un vaso linfatico e come si comporta.
La rete linfatica é un circuito lungo ed articolato che viaggia lungo tutto il nostro corpo, è composto da un sistema periferico superficiale che per differenza di gradiente pressorio assorbe la linfa dall’interstizio, un secondo settore costituito da “precollettori” e “collettori” che svolgono il ruolo di conduzione veicolando la linfa verso le ghiandole linfonodali dove viene depurata e da qui nei tronchi principali.

L’unità funzionale del sistema linfatico è munito di valvole ripartite ad intervalli regolari, lungo il suo decorso, che permettono il deflusso della linfa in un’unica direzione centripeta, e di una parete muscolare liscia con proprietá contrattile autonoma che insieme al sistema muscoloscheletrico, i movimenti respiratori e i movimenti peristaltici intestinali spingono la linfa verso il torrente circolatorio venoso.

Per queste caratteristiche anatomiche il massaggio linfodrenante si differenzia da tutti gli altri massaggi tradizionali per le sue manovre leggere, lente, ritmiche. Il metodo ancora oggi più conosciuto è quello studiato dai coniugi Vodder negli anni 30.

Dagli anni 60 in poi, gli studi di Albert Leduc hanno portato ad un’evoluzione della tecnica di linfodrenaggio manuale, supportata da criteri di scientificitá, grazie anche allo sviluppo di moderne tecniche di indagine strumentale. Esse hanno consentito di evidenziare nuovi aspetti morfologici e funzionali fino ad allora sconosciuti.

Le manovre fondamentali sono tre, la manovra di preparazione delle stazioni linfonodali, manovra di svuotamento e manovra di reimmisione. Queste devono sempre rispettare regole fondamentali, la pressione leggera, la durata media di 3/4 secondi a manovra, la direzione craniocaudale e caudocraniale e infine non deve essere usato nessun unguento o crema x far scorrere le mani ma devono fare attrito con la cute del paziente.

L’effetto immediato che percepisce il paziente, se il massaggio è ben eseguito, è una sensazione di rilassamento e di leggerezza degli arti ed il bisogno di “fare pipì”.

Il drenaggio manuale ha come effetto principale l’attivazione delle stazioni linfonodali e il riassorbimento nel circolo linfatico soprattutto delle proteine presenti nell’interstizio, se a questo trattamento associamo un drenaggio meccanico effettuato dalla pressoterapia, aumentiamo l’effetto di deflusso della componente idrica grazie alla forte azione pressoria che esercita la macchina a livello dell’interstizio.

Aspetto importante: va sempre curata la preparazione manuale dei linfonodi prima di applicare la macchina.

Se a tutto ciò abbiniamo una buona ginnastica isotonica e una buona ginnastica respiratoria, aumentiamo la spinta muscolare della linfa verso i dotti principali. Non abbiamo trascurato nessun aspetto, ma possiamo anche limitarci al farci coccolare da questo dolce massaggio.

Provare per credere.

 

Michela Freddi


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La postura è l’insieme di tutti gli adattamenti che il nostro corpo ha rispetto all’ambiente conseguentemente a diverse situazioni, condizioni fisiche ed emotive. Si tratta della posizione che il corpo ha rispetto alla gravità nella sua totalità o in alcune parti in determinate condizioni statiche o in movimento ed è quindi  un modo di essere nel proprio spazio di vita.

Avere una postura corretta è molto importante per la prevenzione di dolori fisici e la prevenzione di traumi sia muscolari che Osteo-articolari e per avere contestualmente una maggiore mobilità fisica, una maggiore agilità e una maggiore resistenza.

Inoltre, migliorare la postura significa migliorare l’aspetto della persona e la sua capacità di comunicare con il linguaggio del corpo.

Le disfunzioni posturali possono avere cause diverse come  problematiche fisiche o  abitudini scorrette che creano dei disequilibri statici e dinamici.

È chiaro che una postura sbagliata non ha conseguenze negative immediatamente visibili ma, a seconda dei casi, può comportare dei problemi che con il passare del tempo portano ad adattamenti del corpo irrimediabili. Proprio per questo motivo è bene tenere sotto controllo la propria postura!

Bisogna però affidarsi a persone competenti che ci aiutino a capire quale sia la postura migliore per il nostro benessere eseguendo un esame posturale mirato con l’utilizzo di test appositi per stabilire con precisione in quale parte del corpo si evidenzia uno squilibrio.

A tal proposito il Ministero della Salute ha stilato le “Linee guida nazionali sulla classificazione, inquadramento e misurazione della postura e delle relative disfunzioni.”

Laddove si rendesse necessario, è consigliabile eseguire programmi di ginnastica ed esercizi mirati e utilizzare strumenti destinati alla correzione di una postura errata.

Il corpo umano può riprogrammarsi in base al cambiamento delle situazioni al fine di raggiungere un nuovo equilibrio: se in un primo momento le modifiche del corpo sono fisiologiche, col tempo possono diventare afisiologiche e portare a modifiche anatomiche e strutturali a più livelli.
Tutto questo è determinato dal fatto che nell’organismo umano la funzione incide e comanda la struttura:  si parla in questo senso di enagramma motorio, indicando con questa definizione l’insieme delle capacità motorie che l’organismo di una persona ha memorizzato e che attiva un legame fra Sistema Nervoso Centrale, tramite i neuroni, e quelle capacità.

È quindi bene non sottovalutare assolutamente  l’incidenza  significativa degli errori posturali sul corpo umano e sulla possibilità di insorgenza  di alcune affezioni e patologie.

Andrea Tiburzi

Leggi l'articolo dal sito del Ministero della Salute

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Il nostro staff medico si amplia: da oggi puoi prenotare presso la nostra segreteria una visita con il Dott. Fabio Martinelli, angiologo e specialista in chirurgia vascolare.

 

Oltre alla visita, il Dott. Martinelli potrà proporre esami diagnostici e trattamenti curativi effettuati direttamente da lui presso il Centro Fisioterapico Aurelio grazie alla dotazione di sofisticate apparecchiature.

La visita del Dott. Martinelli è finalizzata alla DIAGNOSTICA ARTERIOSA, per valutazione di aterosclerosi e patologia aneurismatica e alla DIAGNOSTICA VENOSA per la valutazione di insufficienza venosa cronica e trombosi o trombo-flebiti.

Presso il nostro Centro, oltre alla visita con il Dottore potrete usufruire delle seguenti prestazioni specialistiche:

ECOCOLORDOPPLER  VENOSI E ARTERIOSI

  • Vasi epi-aortici
  • Aorta addominale
  • Arti superiori
  • Arti inferiori (con esecuzione di ABI index)

 

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  • Laserterapia
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Primavera in arrivo e primavera vuol dire rinascita, energia, vuol dire benessere.
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Approvato il ddl Lorenzin che riforma gli ordini professionali nelle professioni sanitarie: riconosciute anche osteopatia e chiropratica.

22 Dicembre 2017 una data importante:  anche in Italia l’osteopatia e la chiropratica sono professioni sanitarie riconosciute, con ordine professionale – con tanto di deontologia e sanzioni – che garantisce più tutele agli iscritti e soprattutto ai cittadini che usufruiscono dei servizi erogati dagli Osteopati e dai Chiropratici in Italia.

È stato approvato, infatti il ddl Lorenzin sulla riforma degli Ordini e le Sperimentazioni Cliniche. Il provvedimento è stato approvato con una maggioranza di 148 voti su 173 senatori presenti nel corso della seduta al Senato.

Il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin ha dichiarato:

Oggi è una giornata molto importante per la sanità italiana e sono veramente orgogliosa dell’approvazione definitiva da parte del Senato del ddl che porta il mio nome perché s’introducono fondamentali novità per tutto il settore e perché si aggiunge un nuovo tassello fondamentale al percorso di riforma del sistema, Questo ddl, che presentai quasi 5 anni fa, ha avuto una gestazione lunghissima in Parlamento e introduce misure importantissime per la sanità e per un milione di persone che vi lavorano.

E d’ora in avanti basterà che gli iscritti a un albo sia superiore a 50mila professionisti per poter richiedere al Ministero della salute l’istituzione di un nuovo Ordine.

Questo è un provvedimento atteso da molti anni in Italia, sia dai professionisti che lavoravano in una incertezza giuridica che ormai era insopportabile, sia dai più di dieci milioni di italiani che si affidano ai trattamenti degli Osteopati e dei Chiropratici.

Si tratta di un primo passo per permettere al nostro paese di essere al pari con gli standard internazionali, e per garantire ai cittadini sicurezza e tranquillità sul professionista che si occupa del suo benessere.

Ora il cammino è iniziato, si aspettano i decreti attuativi e le linee guida per la creazione definitiva delle nuove figure professionali, ma sicuramente, questa è una bella notizia.

D.O. Andrea Tiburzi


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Chi di voi non si è mai rotto un polso, una caviglia o semplicemente un dito?

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E’ giunta l’ora di dire addio al prurito insopportabile, alla pelle secca e alle buste di plastica per coprire il gesso per fare una doccia. È arrivato Osteoid, il tutore-custodia, stampato in 3D, che oltre a proteggere l’arto come un normale gesso, incrementa il processo di rigenerazione ossea.

Realizzato in materiale termoplastico, atossico e indeformabile, Osteoid, oltre a garantire traspirazione, pulizia e immobilizzazione, prevede il collegamento a un generatore LIPUS ad ultrasuoni a bassa intensità.

L’impiego degli ultrasuoni garantisce una riduzione dei tempi di saldatura della frattura fino al 38%. Promette inoltre di aumentare il tasso di guarigione fino all’80% rispetto ai calchi tradizionali.

Sfruttando la tecnologia della stampante 3D, in più, Osteoid risulta essere totalmente personalizzabile. Viene scannerizzata la parte del corpo interessata dal trauma  e i dati ottenuti vengono elaborati, in un secondo momento, da un software.  A seconda della situazione clinica, viene calcolato il peso, la densità ed il punto di bloccaggio del tutore, il quale verrà prodotto in due pezzi che si agganciano grazie ad un sistema di incastri.

Già premiato all’A-design Award & Competition per le sue caratteristiche Hi-Tech e per il suo design innovativo, Osteoid spalanca le porte del futuro nell’ortopedia, segnando un nuovo traguardo per la stampa 3D nel campo biomedicale.

Lorenzo Zanchetta


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